Aprile 1999, ultimo anno di liceo, gita scolastica: Parigi. Un viaggio articolato in un tour spedito in corsa fra musei, chiese, quartieri storici, architetture avveniristiche, boulevards, ringhiere in ghisa in una specie di maratona incalzante fra opere famosissime, meno famose, più famose nell’obiettivo di vedere tutto e così è stato, ma è successo quando siamo entrati in quel luogo che il tempo ha rallentato a ‘mo di moviola, stupore generale, tutti a bocca aperta, eravamo nella Casa Museo di Gustave Moreau.

Sí, vi lascio il tempo di fare un gran respiro stiamo entrando in un luogo estremamente suggestivo della fine dell’Ottocento che per volontà dello stesso artista l’obiettivo è proprio tramandare il luogo come museo fruibile alle generazioni successive. Nel 1895 , ovvero 3 anni prima della morte di Gustave, l’architetto Albert Lafon è chiamato a convertire lo studio in museo.

Sarà per il colore rosso tipico delle pareti o il calore del parque, sarà per i soffitti altissimi o per i finestroni giganti, sarà che ogni superficie è costellata di bellissime opere, ma nel momento in cui si mette piede all’interno si è subito catapultati nella tipica atmosfera artistica e culturale parigina dell’epoca. Si percepisce e si respira esattamente quella suggestione sospesa nel tempo in cui la storia rispecchia esattamente se stessa in modo chiaro e vivido e seppure Monreau appartenesse e frequentasse la classe sociale altolocata, la sua visione visione artistica lo colloca già un passo avanti segnando l’inizio del simbolismo in arte e scorgendo i primi influssi della poetica decadentista attraverso una sognante malinconia che emerge prepotentemente nelle sue opere.

Capirete bene  cosa può significare per una liceale artista in erba vedere uno studio d’arte del genere: l’imponenza dello spazio; il gioco di equilibrio perfetto fra luce e opere d’arte; il misticismo stesso all’interno di ogni opera. L’a

tmosfera è subito avvolgente, le vetrate gigantesche filtrano la luce.  Mai come quel giorno ho avuto chiara l’importanza della luce in arte. Negli anni si sono susseguiti diversi lavori di restauro e manutenzione all’interno del museo e in tutto ciò le 14000 opere sono sempre conservate in modo superbo, i curatori sono accuratamente selezionati, il primo era stato scelto direttamente dall’artista.

Monreau ci lascia nel 1898 e il museo apre al pubblico nel 1905. Alcuni elementi sono stati disegnati dall’artista stesso come la scala a chiocciola e il macchinario di legno rotante che serve per mostrare i grandi acquarelli.

Mi piace l’idea di poter tornare un giorno a Parigi e rivedere questo bellissimo museo fonte di grande ispirazione anche introspezione. Voglio nuovamente perdermi nei dettagli di ogni sua opera. Il simbolismo di Moreau è ricco di significati espressi con raffinatezza e sapienza, raccontano tutti qualcosa di onirico, misterioso e glorioso allo stesso tempo. Io credo che lui fosse consapevole della sua maestria ecco perchè per molto tempo , già da ragazzo, aveva rifiutato il mondo accademico che non gli riconosceva il talento, ma dopo molti anni ha avuto lui la meglio ed ha potuto pure insegnare a molti allievi artisti i quali hanno tutti avuto molto seguito come Matisse. Insomma è stato un grande Maestro questo Gustave Moreau.